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Pseudolarix

 

Albero deciduo con un unico tronco diritto o biforcuto, che porta file regolari di rami orizzontali molto estesi, formando una chioma ampia e arrotondata. La corteccia è inizialmente liscia e non fibrosa, si sfoglia e diventa rugosa e solcata con l’età. I rametti sono fortemente differenziati in germogli corti persistenti a forma di sperone e germogli lunghi allungati che formano la struttura dei rami. I germogli invernali sono ben sviluppati e squamosi. Le foglie sono disposte a spirale e radiali attorno ai ramoscelli; quelle dei germogli corti sono strettamente raggruppate in pseudocircoli, mentre quelle dei germogli lunghi sono ampiamente distanziate. Le foglie singole sono aghiformi, morbide, dritte e piatte, con base affusolata che termina in una cicatrice di attacco leggermente rialzata sul ramoscello.

La specie è monoica. I coni pollinici crescono in grappoli all’estremità dei germogli corti e producono grandi granuli di polline muniti di due sacche d’aria. I coni dei semi sono eretti e corti, rilasciando semi e scaglie insieme in una sola stagione. Ogni scaglia porta due semi alati, e i cotiledoni sono da quattro a sette. Il numero base dei cromosomi è x = 22, unico tra le Pinaceae, il che suggerisce una rara origine poliploide.

Il legno è morbido e leggero, privo di canali resiniferi verticali. Le foglie presentano stomi profondamente incavati, uno spesso strato palisadico e piccoli canali resiniferi lungo i bordi. Morfologicamente, Pseudolarix assomiglia superficialmente ai larici, ma è strettamente imparentato con i generi abietoidi, in particolare con le tsughe (Tsuga e Nothotsuga). I reperti fossili dimostrano che Pseudolarix risale al Cretaceo inferiore, rendendolo uno dei lignaggi più antichi delle Pinaceae.

Oggi, Pseudolarix amabilis sopravvive come unica specie in Cina, anche se un tempo era più diffusa in Asia, Nord America ed Eurasia occidentale durante il Cretaceo e il Terziario. Il genere è stato a lungo coltivato per il suo valore ornamentale, ma esistono poche cultivar, per lo più nane. La sua morfologia distintiva, i reperti fossili e il numero di cromosomi poliploidi lo rendono un anello fondamentale per comprendere l’evoluzione delle conifere.


 

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